Quattro passi per Gallowmere
Uno dei punti di forza del titolo, ed uno degli elementi che lo elevano dallo stagnante panorama action-adventure che dilagava in quel periodo su Psx, è l’ambientazione di gioco. Un’ambientazione, come accennato poco prima, decisamente folle ed accattivante, che mischia sapientemente atmosfere dark-fantasy, cupe e ai limiti dell’horror, con un umorismo nero ed una comicità imperante, tanto da ricordare molto da vicino capolavori Burtoniani del calibro di Nightmare Before Christmas e la Sposa Cadavere. Tutto, a partire dal nostro eroe ossuto, passando per i nemici e arrivando ai boss di fine livello, è immerso in questo cupo e pazzo universo, dove gli scheletri resuscitano dalle tombe, i folletti vengono rapiti dalle formiche, e le streghe puzzano di cavolo. Accattivante e pratica la presentazione delle varie aree che dovremo visitare, tutte raggiungibili grazie ad una bellissima mappa di gioco, da prima quasi interamente coperta dall’oscurità, che si diraderà con l’avanzare dell’avventura, mostrandoci la nostra meta successiva. Meta che, in certi passi, non sarà assolutamente obbligatoria, dandoci la possibilità di scegliere il nostro cammino. Dal canto loro, i vari ambienti che visiteremo faranno di tutto per essere il meno ripetitivi possibile. La forza del titolo sta, infatti, nel servirsi dei cliché dell’horror e delle fiabe dark, senza mai esagerare e senza mai strafare, sdegnando le cose che sanno di già visto, e puntando su un’originalità immediata e fuori dalla schemi (oltre che di testa).