Sqaresoft cambia marcia
Esistono dei titoli nella storia dei videogiochi che possono definirsi come rivoluzionari, e forse in alcuni casi anche immortali. Giochi di questo tipo sono rari a dire il vero, ma una volta lanciati sul mercato sono destinati a dettare per lungo tempo nuovi canoni per il proprio genere.
Siamo nel 1994, la console del momento è il Super Famicom (Snes) della grande N, e sono passati ben 7 anni da quando Hironobu Sakaguchi salvò la Square dal fallimento inventando quella che con ogni probabilità avrebbe dovuto rappresentare la sua fantasia finale. La saga portabandiera della casa del chocobo aveva già dato alla luce 5 capitoli, riuscendo a conquistare un ampia fetta di mercato e di appassionati degli RPG nel paese del sol levante (oltre 4 milioni di copie vendute per il IV e V capitolo) diventando a tutti gli effetti una delle software houses di punta (assieme ad Enix) nello sviluppo di questo genere videoludico.
Tuttavia Squaresoft doveva ancora sfoderare il proprio asso nella manica, un titolo rivoluzionario che avrebbe portato gli RPG ad un livello ben diverso da tutto ciò che si era visto in precedenza: Final Fantasy VI.